Non sono un’esperta per cui ho studiato e letto per raccogliere qualche informazione sulle “psicopatologie da sport” che stanno diventando sempre più ampie e ramificate oltre che diffuse. Il primo consiglio è che come si va dal medico se si ha male una braccio o una gamba, ci si affidi ad uno psicologo esperto in materia se è dentro la nostra testa che si è “rotto” qualcosa.
Gli esperti dicono che chi fa sport, di qualsiasi livello pratica dell’agonismo, se no si fa solo movimento divertendosi. E confrontarsi sempre con l’agonismo può portare talvolta ad una serie di disturbi psichici.
Le forme psicopatologiche più facilmente riscontrabili in Medicina dello Sport possono manifestarsi per fattori strettamente connessi alla situazione sportiva, oppure per fattori già preesistenti nella personalità dell’atleta, magari aggravati dall’attività sportiva e dalla carica emotiva ad essa connessa.
Così vengono definite le psicopatologie.
Le due forme più frequenti di disagio psicologico sono la Sindrome da paura dell’insuccesso e per contro la Sindrome da paura del successo. Nella prima è possibile distinguere una forma acuta (la cosiddetta “Sindrome pre-agonistica”) e una forma cronica (“Sindrome del campione”).
La Sindrome pre-agonistica è la forma maggiormente riscontrata: si tratta di un disturbo caratterizzato da uno stato ansioso di notevole entità. Il soggetto “sente” la competizione in modo eccessivo, talvolta a partire da una settimana prima dell’evento, con un’intensità che raggiunge i massimi livelli il giorno della vigilia. Oltre all’incapacità di liberarsi dal pensiero ossessivo della gara e di distrarsi, l’atleta può accusare una serie di disturbi neuro-vegetativi, con ovvi effetti negativi, sovente paralizzanti, sulle sue prestazioni.
La Sindrome del campione rappresenta la forma cronica del disturbo da paura dell’insuccesso. Colpisce prevalentemente atleti di alto livello, talvolta addirittura campioni, soprattutto nella fase terminale della loro carriera sportiva. Si manifesta con una tipica alterazione del carattere, caratterizzata da atteggiamenti di superiorità, invadenza, aggressività e ipervalutazione di sé, talora accompagnata da fenomeni di vero e proprio divismo, megalomania e fanatismo relativamente alla propria immagine.
Viceversa, esiste una forma da paura del successo, nella quale l’atleta presenta disturbi psichici in rapporto a una situazione, presunta o reale, di successo sportivo. Non di rado si possono anche verificare situazioni di veri e propri stati depressivi reattivi dopo il raggiungimento di importanti traguardi agonistici.
Nella forma da inibizione al successo l’atleta è indubbiamente preparato sul piano fisico, ottenendo spesso ottimi ed incoraggianti risultati in allenamento, tanto da creare notevoli aspettative; giunti al momento della competizione, tuttavia, delude, sciupando facili occasioni ed andando spesso incontro a banali incidenti proprio alla vigilia della gara, rimanendo così “l’eterna promessa”, pronta a sbocciare da un momento all’altro.
La Medicina Sportiva moderna sempre più si avvale del supporto psicologico e psichiatrico, tendendo a considerare l’atleta non solo come una macchina alla quale basta curare il fisico, l’alimentazione e la preparazione atletica, ma come un essere umano, dotato di una sua vita interiore, il cui equilibrio è spesso più delicato e sensibile rispetto alla media.





