A Roma si tiene l’evento tennistico principe italiano, gli Internazionali d’Italia, vi convergono i migliori seconda categoria in cerca di affermazioni per tentare le qualificazioni, vi giungono i migliori 4^ ed i 3^ categoria per il titolo nazionale ed i vincitori dei vari circuiti Tpra. Per i quadri tecnici della Fitp, ci sono i simposi, ma sono in pochi a conoscere gli stringers, se non gli addetti ai lavori ,eppure sono pedine fondamentali per il tennis.
Cosa ce ne faremmo dei telai da tennis senza corde, non è il padel, c’è bisogno di chi sa come si incordano le racchette.
Da un lustro a questa parte la Federazione Italiana Tennis e Padel ha istituito un albo dove i più bravi stringers sono abilitati a questo “mestiere”. E’ una vera e propria professione, ne sa qualcosa l’ingegnere Gabriele Medri che oltre a fare i corsi di formazione poi ne testa i risultati con oltre 500 quiz. L’albo prevede addirittura due livelli, ma già per entrare nel primo bisogna aver incordato non meno di un migliaio di telai.
Per domare il mondo delle corde si passa da due ai quattro nodi, non è la velocità “marina” degli incordatori, bensì la tenuta delle stesse. C’è da tener conto del materiale di cui sono fatte, multifilo, monofilo, budello e della loro forma: lisce, poligonali, abrasive ecc. Tutte variabili da adattare ai vari telai, che non hanno tutti piatti corde di uguali dimensioni (dai 95 ai 120 cm di diametro) e passaggi delle stesse (16×19 o 18×20) i più in uso.
E a Roma giungono i migliori stringers italiani. L’organizzazione, dopo aver fornito tutti i macchinari nuovi di zecca, almeno una ventina le macchine a disposizione per loro, d’obbligo, per garantire la perfetta funzionalità del loro lavoro, gli incordatori italici sono all’opera sin dal giorno prima delle qualificazioni degli Internazionali d’Italia.
I players pro, giungono al desk dove trovano un addetto che ritira le loro corde di fiducia, che contrassegnano con il nome del destinatario del servizio sulla matassa e sulla racchetta, annotando il tiraggio delle stesse al quale lo stringer deve attenersi.
I giocatori professionisti, nonostante scaglino la palla a forte velocità, sono dotati di un’enorme sensibilità, tale da capire se l’incordatura sia stata fatta come loro stessi l’hanno richiesta. E qui entra in gioco la precisione dello stringer, essere al massimo professionali per attendere alle esigenze dei giocatori: un servizio taylor made che fa la differenza.
Nella sala degli stringers una quindicina sempre all’opera, c’è fervore, ciascuno si sobbarca non meno di una dozzina di racchette al giorno, dove all’incirca i più bravi, per incordarne una ci impiegano mezz’ora. Ecco che ciascuno di loro lavora come minimo le classiche 8 ore, ma in compagnia, dove c’è sempre chi scherza e tiene su il morale di tutti.
Il gruppo goliardico è quello composto dal Lazio, Sardegna, Sicilia e non poteva mancare il Veneto. Ad ogni edizione sono almeno 3 gli stringers veneti che animano il salone di lavoro, il decano del quale parliamo oggi è il veneziano Giuseppe Tagliapietra del Republic Sport Village di Jesolo.
L’aneddoto risale agli ultimi internazionali di Roma. Mentre il gruppo degli aficionados lo stava attendendo, “Beppi” stava ultimando, la sua ultima fatica giornaliera, proprio di un top player. E’ storica la frase udita da chi era nei paraggi: “no go caeà i do kiyii” (tradotto non ho applicato il tiraggio inferiore di due chili) che per i non veneti assomigliava ad una imprecazione in giapponese. L’errore per non aver eseguito il dovuto tiraggio delle corde, ha fatto si che la frase sia stata immortalata in una maglietta italo-nipponica, con la caricatura del “Beppi San” come la saga di Karate kid.
E così dagli Internazionali d’Italia Tagliapietra è diventato il Bepi San e le t-shirt con la sue effigie è diventata virale tra tutti i top stringers internazionali d’Italia.





