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INTERVISTA A RICCARDO MARCON

Posted in Interviste

Dalla terra del Plebiscito a quella del Foro Italico. Ci sono tante storie che passano sui campi del Master 1000 romano. Ci sono quelle di campioni ritrovati, come Ana Ivanovic e Tommy Haas, e di astri nascenti, come Dimitrov e Raonic. E poi ci sono le storie come quella di Riccardo Marcon, 29enne nato a Leibnitz, in Austria (città che ha dato i natali anche a Thomas Muster), ma da anni residente a Padova. Lavora al centro sportivo Plebiscito, ma si diverte ancora a giocare tornei e aver vinto l'Open sui campi del suo circolo gli ha permesso di vivere un'esperienza che capita una volta nella vita. E nemmeno a tutti.

Riccardo ha passato una settimana intera al Foro Italico, facendo lo sparring partner dei big del circuito mondiale: gente del calibro di Nadal (che gli ha fatto i complimenti per il dritto), Raonic, Gulbis, i fratelli Brian, che gli hanno chiesto di far loro da sparring anche al Roland Garros e quando Riccardo ha spiegato loro che non giocherà lo Slam, perché non ha la classifica sufficiente, lo hanno guardato stupiti dicendogli "Are you kiddin' me?", "Stai scherzando?". Una bella soddisfazione per un tennista classificato 2.3, un passato da professionista (interrotto da una serie di infortuni), un presente da maestro nazionale al Plebiscito, un futuro che sarà inequivocabilmente legato al tennis.

Riccardo, come sei arrivato a fare da sparring partner al Foro Italico?

«Grazie al torneo di pre-qualificazione. Anche quest'anno la Federazione ha dato la possibilità a chi vinceva certi tornei di partecipare a questa manifestazione. Io ho vinto l'Open al Plebiscito, ho fatto le pre-quali a Roma e ho perso al secondo turno contro Cecchinato (numero 159 al mondo, alla fine del torneo ha ottenuto la wild card per il tabellone principale degli Internazionali, ndr). Lì qualcuno deve avermi notato e quando sono tornato a Padova mi hanno richiamato chiedendomi se volevo fare da sparring qualche giorno al Foro Italico. Ho accettato al volo».

Quanto sei rimasto a Roma?

«Una settimana. Ho avuto l'occasione di vivere il torneo dall'interno, di vedere come i giocatori trascorrono le loro giornate. Sono persone tranquillissime, che fanno quello che facciamo noi, solo che lo fanno meglio. Curano molto i dettagli, sono minuziosi, non lasciano nulla al caso, dall'alimentazione all'aspetto psicologico (soprattutto le donne), dallo stretching alla meditazione».

Con chi ti sei allenato?

«Con Ana Ivanovic, con Carla Suarez Navarro, Madison Keys, Shahar Peer, Francesca Schiavone. Vado a memoria, non li ricordo nemmeno tutti. Fra gli uomini con Rafael Nadal, Milos Raonic, Dolgopolov, che è simpaticissimo e molto serio in campo. Poi con Stepanek e Gulbis, che mi ha impressionato per la velocità di palla. Quella di Nadal è più pesante, ma quella di Gulbis ha una velocità incredibile. Non credevo fosse umanamente possibile tirare così forte».

Venerdì hai "scaldato" il numero 1 del mondo. Com'è andata?

«All'inizio ero emozionato, poi superati i primi 2, 3 minuti, è andata bene. La cosa più bella è stata quando Toni Nadal mi ha chiesto che classifica avessi. Pensavano entrambi avessi un ranking Atp. Ho spiegato che non ho punti e ho ricevuto i complimenti per il mio dritto. Nadal è un giocatore incredibile: fino a quando non ti muove troppo riesci a tenere il suo ritmo, quando angola i colpi è più difficile. Ha una capacità incredibile di aprirsi il campo, la sua palla arriva forte e pesante, e poi ti rimanda tutto. Non sbaglia mai».

E l'allenamento con i fratelli Brian com'è andato?

«La cosa più bella di quell'ora è stata l'atmosfera che si respirava in campo. Si percepisce subito l'intesa che c'è tra i due, sembrano una persona sola. E poi sono divertenti. Mi hanno chiesto di far loro da sparring anche al Roland Garros. Pensavano giocassi lo Slam e che fossi tra i primi cento al mondo. Anche a loro ho spiegato che non ho punti Atp e pensavano scherzassi».

Cos'altro ti ha colpito della settimana al Foro Italico?

«La gentilezza di Ana Ivanovic, la simpatia di Wawrinka e Djokovic, la loro educazione. Sono campioni dentro e fuori dal campo, tutti. E poi mi ha impressionato la concentrazione di Nadal: quando entra in campo non sente più niente di quello che accade fuori, di testa è fortissimo. Non è un caso che lui e Djokovic stiano dominando il circuito: mentalmente sono i più forti di tutti».

Hai colpito giocatori e allenatori, tutti pensavano fossi un professionista. Hai mai pensato di diventarlo?

«Ci ho provato. Nel 2007 sono arrivato 1038 al mondo, ma la mia carriera è stata piena di infortuni e per questo non sono mai riuscito a esprimere il mio miglior tennis. Ora che ho risolto alcuni problemi, invece, lo sto facendo. Mi diverto ancora a giocare, ho solo 29 anni, mi sento bene fisicamente e mi piace fare tornei, ma la mia priorità è l'insegnamento. Lavoro per il centro sportivo Plebiscito da 4 anni, curo il settore femminile (è maestro nazionale, ndr). Questa esperienza al Foro italico mi ha arricchito molto dal punto di vista umano e professionale, ma non ho perso di vista la mia realtà: ho un progetto lavorativo da portare avanti con il Plebiscito e non lo dimentico. Ringrazio il presidente del Plebiscito, Gianfranco Barbiero, per avermi permesso di andare via una settimana».

Nel tuo futuro ci sarà solo il tennis?

«Il mio futuro sarà nell'ambito del tennis, ma non voglio chiudermi nessuna porta. Mi piace pensare di poter dirigere una scuola tennis, di promuovere nuove attività. Per il momento, però, sto bene al Plebiscito, dove c'è un ambiente che permette ai ragazzi di crescere, umanamente e tennisticamente. Di sicuro non mi vedo a stare chiuso in un ufficio: sono diplomato ragioniere, ma sono troppo dinamico per starmene seduto tutto il giorno. Diciamo che preferisco l'aria aperta».

E i campi da tennis, ovviamente.

Alessia Forzin (ns. inviata a Roma)


 

 

 

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